Here we are again!
Come promesso,torno con una nuova storia sul nostro Michael.
Suvvia Michael,non fare cosé é_é
Le mie vacanze di scrittrice non sono durate a lungo in verité,perché non ho resistito ed ho cominciato subito a rendere operative le ideuzze che mi frullano costantemente in testa.
(Gli altri racconti di cui parlavo verranno presto resi disponibili)
Questa volta cambiamo Era,siamo in un periodo triste per Michael,quello del processo del 2005.Lo so lo so,é dura ripensarci ma l'ispirazione ha voluto questo ed io non ho saputo fare altrimenti
:|
Non ho una lunga introduzione da fare a riguardo,apparte dirvi che
non si tratteré di un
Grande Amore come quello di
Teach me Love questa volta,perché sebbene sia un'altra storia, non mi dimentico delle mie creazioni precedenti...e poi, se tutti gli amori fossero grandi in conclusione non ne sarebbe grande nessuno...
noé
Non mi resta che lasciarvi alla lettura con il mio augurio tradizionale,ovvero quello di divertirvi,quindi:
ENJOY!
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Genere: Fan Fiction a Capitoli
Completa: sé
Timeline: Trial Era
Paring: Michael J Jackson/Personaggio inventato
Rating: NC 17/Rosso
Avvertimenti: Tematiche e linguaggio non adatti ai bambini
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Indice
Capitolo 2
Capitolo 3
Capitolo 4
Capitolo 5
Capitolo 6
Capitolo 7
Capitolo 8
Capitolo 9
Capitolo 10.1
Capitolo 10.2
Capitolo 11
Capitolo 12
Capitolo 13
Capitolo 14
La storia completa é scaricabile a questo indirizzo:
Storyteller.doc
é Capitolo 1
(non vedo,non sento,non parlo
)
La cultura è tutto.
Aprite la testolina,ficcateci dentro questa massima di vita e richiudetela per bene,in modo che non possa più uscirne fuori. Chi ve lo diceé Una che dalla cultura ha ottenuto tutto quello che aveva a fatica stipato nel famigerato cassetto dei sogni. Madleine Hazel Swain 36 anni, nata e cresciuta nel Bronx, in uno di quegli appartamenti dove il vicino di casa portoricano percussionista suona i bonghi dalle 8 di mattina fino a sera e dove c’è sempre odore di frittelle che impregna la tromba delle scale e cerca di impossessarsi di casa tua ogni volta che apri la porta.
No no,non storcete il naso ora,lasciate che vi dia un quadro più chiaro della situazione perché troppa gente quando dico Bronx ha in mente solo il cinematografico universo del quartiere malfamato,dove i serramanico sono amichevoli pacche sulle spalle ed il calibro è l’unità di misura che va per la maggiore. Sbagliato.
Bronx vuol dire fratellanza,condivisione. Significa che in quello sguardo torvo dall’altra parte della strada puoi incontrare la stessa frustrazione che senti dentro e capirla,comprenderla profondamente. Significa sentirsi chiamare fratello o sorella anche se non ti hanno mai visto prima,significa avere in comune le mani sporche ed il sudore di una vita che non distribuisce equamente i pani ed i pesci come vorrebbero farti credere ai sermoni della domenica.
Bronx sono panni stesi alla finestra e bambini che corrono per strada. Hanno imparato a badarsi l’un l’altro, perché la mamma è a lavoro ed il papà -semmai l'avessero conosciuto- chissà dove.
Bronx è aprire la porta di casa e scoprire che quel bastardo di cane randagio ti ha seccato proprio l’unico vaso di violette rimasto, quello che avevi sperato di salvare dal gatto della vicina. Nel Bronx ti puoi perdere e trovare qualcuno che ti riaccompagni fino a casa senza avere una macchina gialla con scritto TAXI e puoi anche chiedere al vicino percussionista portoricano di smettere per un misero quarto d’ora e venire -in tutta risposta- invitato ad una festa in tuo onore improvvisata lì,su due piedi,dove ovviamente ci sarà un sottofondo di bonghi e tante frittelle appena cucinate.
Questo è il Bronx,questo è l’humus in cui sono cresciuta ed in cui mi sono fatta le ossa.
Cosa c’entra la cultura alloraé Presto detto:la cultura è l’unico mezzo che ti può aprire le porte dei sogni quando non sei dotato di un papà con la Visa Gold o di quel raro dono divino chiamato talento artistico. Se avete barrato entrambe le ipotesi appena esposte allora non resta che rimboccarsi le maniche e mettersi ad apprendere. Studiate,osservate,annusate,assaporate,stupitevi,s perimentate,sporcatevi le mani,se necessario fatevi anche male, nutritevi di tutto ciò che il vostro cervello può incamerare. C’è una gigantesca spugna nella testa,capace di cose che nemmeno la scienza riesce a spiegare troppo bene,tutto sta a fornirle acqua fresca e quella non farà altro che bere,trattenere e dimostrare le sue potenzialità.
Devo tutto alla mia..spugna.
Due lauree, in lingua e letteratura inglese ed in lettere antiche,una specializzazione in filologia medievale,un diploma di laurea in pedagogia ed un capriccioso master in antropologia forense. No,non sono un topo di biblioteca e nemmeno un’ameba che striscia di pagina in pagina e che pasteggia con vocabolari ed enciclopedie,anzi,se mi vedeste non sapreste distinguermi da una qualsiasi commessa o impiegata o magari centralinista. Non porto nemmeno gli occhiali se vi interessa saperlo. L’unica cosa che potrebbe darvi un indizio del mio lavoro sono i quartieri alti che ho cominciato a bazzicare alla soglia dei trent'anni, quando il tam tam dei danarosi uomini d’affari che mi assoldavano per educare i loro figli in privato, ha cominciato a fornirsi di amplificatori e puntare sempre più in alto,fino a quando ha raggiunto un livello pari ai famigerati bonghi portoricani, sfondando anche le insonorizzate porte dei VIPS.
La prima è stata Ivanka Trump e la sua sempre troppo ingombrante mamma, subito a seguire la più grande sfida della mia vita,le sorelle Hilton per le quali ho dovuto modificare il mio metodo didattico ed abbinare le date di storia ai numeri dei rossetti per fargliene imparare almeno qualcuna.Il 124 di Chanel era la Scoperta dell'America mentre il 262 di MAC rappresentava la presa della Bastiglia.
Si accodarono i pargoli di Kevin Costner che ho lasciato non più di due mesi fa sapendo di aver tra le mani una faccenda grossa ed ingombrante,forse troppo.
Vi dirò che quando ho letto il nome di Michael Jackson sulla busta recapitata d' urgenza non ho avuto una particolare reazione. Non sono una sua fan e non mi interesso della sua vita sebbene negli ultimi mesi sia alquanto arduo non ritrovarsi il suo nome nelle orecchie. La tv non fa altro che parlare del processo imminente per le accuse di Gavin Arvizo,i giornali pubblicano il suo nome con caratteri talmente grandi da risultare imbarazzanti. Ad ogni modo,conosco lui tanto quanto il primo estraneo incontrato per strada per cui non mi sono mai permessa di giudicare o di puntare il dito.
Mia madre invece -quando ha saputo che avrei avuto a che fare con Jackson- l'ha presa peggio,s'è messa a piangere. Lei,con i suoi 60 anni di dolori e lavoro logorante alle spalle,ha trovato nella tv il palliativo alla compagnia che non possiede e assume talk show e programmi spazzatura come pillole contro la depressione. Tuttavia,la falsità sta al gossip come lo steroide sta al muscolo del palestrato e quello che hanno detto su di lui lo ha assorbito troppo,troppo bene,tanto da temere per l'incolumità mia e di mio figlio Peter.
Quello che mi è stato richiesto da Jackson è ovviamente ciò per cui lavoro da sei intensi anni ormai. Vuole che diventi l'educatrice di due dei suoi tre figli. Un lavoro praticamente a tempo pieno dato che mi impegnerebbe sei giorni a settimana per le lezioni separate del più grande,Prince, e della mezzana,Paris. Mi offre vitto,alloggio ed una retribuzione talmente alta che ho contato gli zeri tre volte prima di essere sicura che si trattasse proprio di quella cifra.
Quantoé Non fatemi i conti in tasca,vi dico solo che i soldi di qualche mensilità basterebbero per comprare la casa in Florida che sogno da quando ci ho trascorso le vacanze 4 anni or sono e sono tornata incinta di Peter. Una casa bellissima a Cape Coral,con le pareti color cobalto e la terrazza sul mare dove tira sempre una brezza leggerissima e incantata,che accarezza le cime delle palme facendole sembrare verdi,lunghi capelli sciolti,protesi verso l'oceano splendente e dove l'aria è talmente dolce da avere l'impressione che lì l'indulgenza dell'estate non possa finire mai...
Ok,ora ve lo chiedo. Qualcuno di voi avrebbe rinuciato ad un'occasione del genereé
Non vedo mani alzate in platea,bene,vuol dire che ho reso bene l'idea.
Il colloquio è stato fissato per le nove di domani,il che significa che io dovrò essere lì alle le otto e mezza e far fronte a tutte le evenienze. Sì,perchè ho imparato che VIP non significa Very Important People ma è l'anagramma di PVI e sta per Persona Veramente Imprevedibile.
Una volta i signori Trump (che mi avevano gentilmente chiamato alle cinque e trenta di mattina fregandosene del fuso orario tra Parigi e New York) mi chiesero di raggiungerli nella capitale francese perchè la figlia aveva bisogno di imparare almeno le basi della lingua per il ballo che si sarebbe tenuto il giorno dopo.
Badate bene,io non conosco che il francese scolastico e glielo feci anche presente,ma loro non vollero sentire storie, sostenendo che per lo meno la ragazzina si sarebbe esercitata con quelle quattro parole che sapevo. Mi toccò prendere il volo alle sette di mattina.
Ridete pure. Queste sono cose che a voi fanno sghignazzare ma che a me facevano mettere le mani nei capelli fino a quando non ho imparato a surfare le onde dei capricci vip e a guadagnarmi la loro completa fiducia. Jackson sarà solo l'ultimo della lista. Il trucco è semplice,la tecnica collaudata: Non vedo,non sento,non parlo.
So quello che succede in casa tua ma la mia mente torna tabula rasa ogni volta che il mio orario di lavoro finisce e non importa se ti ho sentito litigare col marito e con l'amante in contemporanea su due linee diverse o ho visto il tuo chiuahua farsi il bidet con la lingua e poi mangiare dal tuo piatto ,puoi stare sicuro che nessuno saprà niente.
E' più di etica professionale,è furbizia.
Sono abituata a trattare con il gotha della stramberia al punto che non mi stupisce più nulla,sono completamente disincantata. E se Mr Jackson vorrà farmi insegnare a due pargoli dotati di chador perenne andrà bene così,io sarò pronta.
Sinceramente,sento di non farcela più. Se non fosse per i bambini e i progetti benefici del futuro mollerei il colpo e sparirei da tutto e tutti,troverei il modo per farlo.
E invece non faccio altro che entrare ed uscire dalle aule di tribunale,seguito dai flash che sembrano volermi sbranare,stanare il luccichio della perversione nei miei occhi per poter sputare fiumi di veleno nero su bianco. Verrò additato come pazzo,moribondo,mitomane e chi più ne ha più ne metta. Non so cosa ho fatto di male ma sembra che il mondo goda ad accanirsi contro di me che vorrei solo essere lasciato in pace,a fare il mio lavoro e ciò che posso per i bambini.
Mi sembra di perdere tanto di quel tempo...mi sembra di essere intrappolato in una realtà parallela,un incubo del passato dal quale non posso svegliarmi.
Anni con un macigno vergognoso addosso per colpa dell'avidità della gente.
Non ho voglia di combattere eppure devo farlo,questa volta devo farlo e difendere la mia innocenza per me stesso e per chi ha sempre creduto in me. Anche oggi una trafila di avvocati apparentemente con il coltello tra i denti mi è passata davanti;sembrano tutti pronti alla battaglia,convinti della mia innocenza,compassionevoli,caritatevoli,solidali. Facile essere così quando sanno che la loro parcella sarà da capogiro.
I soldi che sembrano essere il motore del mondo non valgono nulla per me,ma preferirei gettarli in mare piuttosto che farli passare sotto le loro dita.
Domani sarà un'altra giornata d'inferno in cui verrò passato al setaccio come sempre,assediato dalle noie quotidiane,lontano dal mondo che vorrei vivere. Per lo meno però,dovrò occuparmi dei miei figli e della loro nuova insegnante,niente di speciale,ma mi aiuterà a distrarre un pò la mente.
AppleHead